Tutti i numeri della busta paga

Cosa sono tutte quelle sigle in busta paga? Te lo spieghiamo noi

Eccola, la busta paga. Il documento burocratico tra i più piacevoli da scartare. Ogni mese la ricevono milioni di dipendenti italiani, in email o in formato cartaceo. Di solito è composta da due pagine, ma tutti – diciamocelo – andiamo a leggere solo l’ultima riga della seconda: quella che contiene l’importo che sarà accreditato sul nostro corrente.

Eppure, la busta paga è piena di altre informazioni utili, preziose per capire la nostra situazione finanziaria, fiscale e previdenziale. Partiamo dalla prima riga.

I dati anagrafici della busta paga

Nella prima sezione, quella dell’intestazione, troviamo tutte le coordinate che servono a inquadrare noi e il nostro datore di lavoro.

Tra le altre troviamo:

  • i dettagli dell’azienda (indirizzo, codice fiscale, ecc.)

  • i nostri dati (codice fiscale, posizione Inail, ecc.)

  • i dettagli sulla nostra posizione lavorativa (data in cui siamo stati assunti, tipo di contratto, qualifica, la nostra paga base).

Consiglio: in questa sezione avete in un unico foglio un sacco di informazioni utilissime da recuperare per tante altre cose burocratiche. Fotografate la pagina e tenetevela tra i preferiti del vostro cellulare, in modo da avere sempre con voi quei dati da recuperare al volo.

Sapevi che c’è un documento che riporta tutti i tuoi guadagni avuti in un anno, una specie di riassunto delle busta paga? Leggi la nostra mini guida alla Certificazione Unica CUD.

Lo stipendio lordo

Nella seconda sezione, troviamo tutti gli elementi che contribuiscono al nostro stipendio lordo (quello totale, prima che gli vengano sottratte tutte le tasse):

  • il minimo contrattuale
  • eventuali aumenti
  • eventuali straordinari
  • festivi lavorati
  • buoni pasto
  • gli scatti di anzianità
  • la tredicesima

Per esempio, in busta paga a dicembre Giovanni, dipendente di Netflix, riceve:

un minimo contrattuale di 2.000 €
+ aumento di 200 €
+ scatto di anzianità di 300 €
+ tredicesima di 2.000 €
+ straordinari per 200 €
= 4.700 € di stipendio lordo

Significa che Giovanni riceverà un accredito di 4.700 € sul conto corrente? No.

Sarebbe bello poter risparmiare sulle tasse, ebbene si può! Leggi la nostra guida semplice alle detrazioni e deduzioni.

Le trattenute in busta paga

Non siamo ancora arrivati all’ultima riga. Per arrivarci, dobbiamo passare infatti dalla terza e ultima sezione: quella delle “trattenute”. Come dice il nome, qui sono elencati i soldi che vengono “trattenuti” dallo stipendio lordo, perché vengono versati dal datore di lavoro a chi di dovere.

Ci sono i soldi che vengono dati al fisco (per l’Irpef), quelli dati per il Tfr (il gruzzolo che viene dato al dipendente quando finisce il rapporto di lavoro), e così via.

E così Giovanni, che partiva da uno stipendio di 4.700 €, alla terza sezione potrà vedere una normale sottrazione.

4.700 € di stipendio lordo – 1.000 € di Irpef – 400 € di contributi previdenziali per l’Inps – 300 di Tfr. = 3.000 € di stipendio netto.

Perché esistono le trattenute in busta paga

Domanda che molti si fanno: ma perché mai esistono le trattenute? In realtà, per quanto possano farci rimpiangere lo stipendio lordo, le trattenute sono una buona cosa. Sono infatti i versamenti obbligatori che il lavoratore è tenuto a pagare:

  • allo Stato, come tasse

  • agli enti previdenziali (come l’Inps) per poter noi avere un giorno la pensione

Ma anziché costringere ogni singolo lavoratore italiano a effettuare ogni mese un calcolo di quanto e un versamento nelle casse dello Stato, lo stesso Stato ha trovato un metodo più semplice: far versare i contributi e le tasse direttamente al datore di lavoro, evitando un giro di soldi inutile.

Anziché

Datore di lavoro → Dipendente → Stato

diventa semplicemente

Datore di lavoro → Dipendente → Stato,

È come se, nella fase del pagamento delle tasse, il Datore di lavoro si sostituisce al Dipendente. Per questo nel gergo si dice che diventa il suo “Sostituto d’imposta”.

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